VISTI DA LONTANTO

 

...L’importante è non cadere...


Perché cadendo ci si fa comunque male. Un graffio, una storta, qualcosa di semplice o qualcosa di serio: di certo un segno che rimane e che ricorda che tu quel giorno sei caduto. E che potrebbe compromettere progetti futuri: continuare a giocare a calcio, suonare la chitarra, scrivere o fare il bagno a mare. Ed effettivamente cadere per poi non poter fare un bagno nel mio mare come dico io, non me la perdonerei mai. Certo, è giusto pensare che una caduta può capitare ogni tanto, ma proprio adesso che si avvicina l’estate! Io starei attento. Voglio essere libero l’estate io, godermela e… poter fare tutti i bagni che voglio in santa pace!
Cadere per quale motivo poi? Perché ti senti così forte da credere di poter andare oltre quelle che sono le tue capacità? Importi e andare contro una logica da seguire?
Sono tutte sciocchezze. Io credo che se una squadra è fatta di persone che si trovano a condividere un pallone o un pezzo di terra su cui correre, una ragione ci sarà. Altrimenti potevano stabilire che si potesse giocare tutti contro tutti e alla fine avrebbe vinto il singolo e non la squadra. O si può pensare che, proprio perché una squadra è fatta da un bel numero di persone , possano nascere disaccordi o conflitti che portano i compagni a non dialogare durante una partita. Ma resta quel maledetto pallone da condividere, per cui, passarsi la palla è certamente utile per raggiungere l’obiettivo finale. E quando si fa gol, chissenefrega dei disaccordi, delle idee diverse o dei conflitti. Hai ottenuto quello che volevi e tutto finisce in una esultanza di gruppo, una grande orgia che fa dimenticare i dissapori che inevitabilmente si creano.
Ma per non cadere – come dicevo prima – è quindi importante non andare oltre le proprie capacità, mantenere i ruoli: portiere, difensori, centrocampisti e attaccanti (la sto buttando sul calcio ma non l’ho fatto apposta, è uscita così..). C’è un capitano che deve assicurare la resa in campo dei suoi compagni e rispettare al tempo stesso un ruolo di gregario, e c’è un allenatore. E quando l’allenatore vede dalla panchina che sei caduto e zoppichi un po’ ti sostituisce… e, se, malauguratamente, si accorge che sei caduto perché hai fatto il prepotente anziché svolgere il tuo compito, il mister non solo ti sostituisce, ma non ti fa giocare per il resto della stagione, proprio come fa Mourinho con i suoi giocatori. Dove vai vai, ci sarà sempre un mister critico e severo che ti giudicherà e deciderà il tuo futuro .. almeno quando c’è un pallone da condividere.
Non sono qui per dare consigli o ricette, non credo a quella gente che pensa di essere al di sopra di qualcun altro, ma è una semplice analisi. Ho semplicemente notato che in ogni occasione funziona così, non solo nello sport ma anche nella vita: un operaio, un cantante, un prete, un’azienda o addirittura un comune ; ci sarà sempre un allenatore pronto a fare le sue scelte e a non guardare in faccia a nessuno.
E allora ne vale davvero la pena? Vogliamo regalare questa splendida partita agli avversari? Vogliamo bucare il pallone? Fate pure, ma non credo che il pubblico voglia questo. Il pubblico vuole lo spettacolo e spera soltanto che alla fine dei novanta minuti le facce di tutti abbiano un sorriso stampato. Certo, bisogna lottare, tutti insieme, come avete mostrato nell’allenamento, per non deludere, per non cadere e compromettere un gruppo, per dimostrare al pubblico e al mister che il lavoro che state svolgendo e che avete svolto porterà ad una grande vittoria. Soprattutto quando, in alcuni casi, pubblico e mister sono la stessa cosa.

Continuiamo a Correre.

Federico Cimini




 

 

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