Falconara albanese

Sorge in un ambiente montagnoso a 634 metri s.l.m. e prospiciente al mar tirreno. Caratteristico dal punto di vista paesaggistico, in quanto arroccato, è il cosiddetto Castelluccio, raggiungibile a piedi tramite strette scalette, sul quale spicca la croce, visibile dal paese.

Le origini

Il nome si collega ala famosa badia calabrese conosciuta come “Fonte Laurato” dell’Ordine Forense Non è facile stabilire con precisione l' anno in cui sia stata fondata Falconara Albanese, soprattutto per mancanza di documenti scritti .Le uniche notizie scritte si possono trarre da uno storico,sacerdote di San Lucido G .B .Moscato che aveva fra i suoi corrispondenti Ferdinando Raggio(promettente letterato falconarese) e risalgono alla fine dell’ottocento. Il Moscato dice che fu fondata da sette famiglie “Musacchio ,Manes ,Fionda, Josci, Candreva, Staffa e Scuragreco .Dal 1629 giunsero altre famiglie albanesi:”Tocci , Baffa e Formosa.Nel 1700 se ne aggiunsero altre:”Lupi,Genovese,Riggio e Caracciolo”.

Nonostante questo, un inconfutabile punto di partenza per sviluppare la storia del paese è dato dalle emigrazioni degli albanesi in Italia (1448- 1825) avvenute in sette distinti periodi. Falconara Albanese rientra nella terza emigrazione (1468 - 1506), che possiamo definire la più numerosa: essa avvenne dopo la morte di Giorgio Kastriota Scanderbeg e può suddividersi in due ondate. Nel 1470 circa tremila profughi giunsero in Puglia, ma tra il 1480 - 82 un folto gruppo di essi vennero ad insediarsi nella pre-Sila e nella Valle del Crati. A questi si aggiunsero poi, tra la fine del XV secolo e l' inizio del XVI altre colonie. La storia di Falconara Albanese va congiunta al ricordo di una delle più celebri Badie di Calabria, quella di Fontelaurato, in territorio di Fiumefreddo Bruzio, già monastero greco restaurato e offerto ai Florensi da Simone di Mamistra e Gattagrima di Fiumefreddo Bruzio, signori del luogo nel 1201. Essi avevano vasti possedimenti lungo la costa tirrenica, concessi sia dai signori locali, sia dai vescovi di Tropea.

Se la memoria tramandata da padre in figlio non fallisce, essa anche nel presente dà testimonianza che Falconara fu fondata da albanesi, ivi giunti, allorchè la principessa Elena Kastriota, figlia di Giorgio Kastriota Scanderbeg, si unì in matrimonio con il principe Sollazzi di Bisignano la cui data dovrebbe riportarsi a metà del secolo XVI.D' altra parte, quando re Alfonso vendeva, nel 1457, Fiumefreddo, che faceva parte della baronia di Rocca Angitola, al conte di Tricarico Luca Sanseverino, nella successione feudale non si accenna a Falconara e neppure quando il feudo passò a Ferdinando del Alarcon, marchese di Valle Mendoza. Dunque è da presumere che i coloni in Falconara dovettero stanziarsi non sullo scorcio del XV secolo, ma verso il primo Cinquecento e nei possedimenti della Commenda Badiale di Fontelaurato.

 Nel 1750  Falconara conta circa 1550 abitanti, viene ultimata la chiesa del Buon Consiglio e l'intero popolo falconarese vive un periodo di risveglio religioso dovuto alla devozione per la Madonna del Buon Consiglio. Ma ancora una volta un grave terremoto, quello del 1783, interruppe questa rinascita mettendo in ginocchio l'intera regione.Le poche notizie che ci sono pervenute riguardanti il contributo dato dai falconaresi alla rivoluzione antinapoleonica, sono state raccolte dal sacerdote Antonio Rotondo nella sua opera "Memoria storica sulla rivoluzione antinapoleonica dei calabresi", dove racconta, in un breve passaggio, la strenua resistenza di una trentina di falconaresi contro un contingente di seicento francesi e la conseguente e brutale repressione dei primi. Anche il XIX secolo ebbe, immancabilmente, il suo terremoto, quello del 1854, le cui ripercussioni sull'andamento demografico sono evidenti se si prendono in esame il censimento del 1849 nel quale Falconara contava 1751 abitanti e quello del 1861 nel quale se ne contarono solo 1542. Nacquero in questo secolo i due più illustri personaggi di Falconara: Felice Staffa e Ferdinando Riggio.

Ma il 900 è in particolar modo il secolo della svolta in campo religioso per gli arberesh. Il 13 febbraio 1919 con la costituzione Catholici Fideles di papa Benedetto XV, viene canonicamente costituita l' Eparchia di Lungro. Con questo atto "viene ricomposta una unità strutturale, già sancita in seno al Concilio di Firenze (6 luglio 1436), ne sono testimonianza le favorevoli capitolazioni stipulate dai vescovi di Bisignano, Rossano e Cassano Jonio con i profughi arbersh, ma poi abbandonate dopo il Concilio di Trento (1563), che faciliterà la vita di una Comunità omogenea orientale in seno alla Chiesa Latina".

Il costume tradizionale di Falconara Albanese

Oltre alla lingua ed al rito, l' elemento più rilevante della minoranza italo-albanese è il costume. In mancanza di una cultura letteraria, le tradizioni e i costumi hanno rappresentato il simbolo e la "bandiera" del gruppo etnico.Quello arberesh è tra i più bei costumi popolari europei. Il costume maschile ha avuto vita breve perché ben presto l' albanese smise di indossare il vestito tradizionale, che aveva portato con se dalla Shqiperia, per sostituirlo con quello dei montanari calabresi.
Ciò perché le nuove attività intraprese nella patria d' adozione imponevano abiti pratici. Ma il tesoro da scoprire è costituito dall' abbigliamento femminile; preziosità e raffinatezza testimoniano in che considerazione fosse tenuta la donna nella società albanese. Era lei che "rappresentava" la famiglia e l' etnia nelle cerimonie ufficiali. Perciò, nonostante la povertà del passato, non si rinunciava a darle in dote la costosissima "cohe" (gonna di seta damascata impreziosita nella parte bassa da artistici ornamenti).

 

 

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