
“La
lunga marcia della memoria”, nel ricordo di Giannino Losardo.
La lunga marcia della memoria è sbarcata
anche a San Lucido. Organizzata in tutta Italia dalla Onlus “daSud”,
viene celebrata nel piccolo paese del Tirreno cosentino grazie all’inventiva
di tre autoctoni: Lara Perrotta, Lucio e Fabrizio Di Buono. La manifestazione
consisteva nel sostituire in maniera simbolica il nome di una delle
vie o piazze trasformandole in “strade o piazze dell’antimafia”;
come fare ciò? È bastato dedicarle, solo per un giorno,
ad una vittima della criminalità organizzata, alle ore 12
del 15 luglio.
La vittima scelta dai tre cittadini per San Lucido è stata
Giovanni (detto Giannino) Losardo, ucciso dalla ‘ndrangheta
il 21 giugno del 1980 in un agguato, mentre faceva ritorno a casa.
La via in cui si è deciso di mantenere viva la memoria del
politico cetrarese è stata Via Vittorio Emanuele III.
Ma come mai la scelta è ricaduta sul nome di Giannino Losardo?
I tre organizzatori locali confidano all’unisono: “La
sua lotta alla mafia e la sua uccisione sono fatti che ci riguardano
in prima persona vista la vicinanza tra Cetraro e San Lucido”.
Infatti Losardo fu assessore e sindaco di Cetraro, e segretario
giudiziario della procura di Paola. Comunista verace e persona di
spiccato intelletto sfidava giorno per giorno la criminalità
organizzata locale, denunciando in qualsiasi sede ogni sorta di
malgoverno e collusione tra il potere locale e i gruppi delinquenziali.
I pentiti raccontarono: “Dava fastidio. Non aveva paura di
nessuno e
non
si piegava davanti a niente”.
Come ogni (in)degno delitto di mafia anche questo restò impunito:
la Corte d’Assise di Bari assolse il ritenuto mandante dell’omicidio
Francesco Muto (conosciuto nella zona anche come “Il re del
pesce”) e gli esecutori materiali Francesco Roveto, Antonio
Pignataro, Franco Ruggiero e Leopoldo Pagano.
Questa sentenza non ha fatto altro che rafforzare l’eterno
distacco tra Stato e popolo che esiste nel nostro sud. L’incessante
memoria e la continuazione di ciò che uomini come Giannino
Losardo iniziarono è un nostro dovere imprescindibile al
fine di poter indebolire, e un giorno (si spera non molto lontano)
battere, il fenomeno della criminalità organizzata che affligge
e deturpa la bellezza delle nostre terre. Per fare ciò non
bisogna essere eroi o avere poteri sovrannaturali, ma avere passione
per la vita e una pingue fiducia nell’uomo, costruita giorno
per giorno sulla conoscenza della propria condizione.
L’atto dei tre sanlucidani oltre a far aderire il proprio
paese a “La lunga marcia della memoria”, la quale grazie
a “daSud” avrà visibilità nazionale con
un reportage pubblicato sul giornale La Repubblica, ha riportato
in vita il dibattito sul connubio tra mafie e territorio; la criminalità
organizzata infatti si radica nel nostro territorio come una ragnatela,
passando per i vari settori che compongono le nostre realtà
locali. La scomparsa di questo dibattito dalle parole dei comizi
dei politicanti autoctoni da molto tempo, permette maggiore agilità
all’azione della malavita organizzata, e allo stesso tempo
aumenta il grado di omertà insito nella società.
Tale dibattito potrà essere ripreso proprio dagli articoli
di giornale riguardanti Giannino Losardo affissi per Via Vittorio
Emanuele III (o Via Giannino Losardo, in questa lunga marcia), che
Lara, Lucio e Fabrizio hanno deciso di mostrare, permettendo una
memoria più vivida e duratura e coinvolgendo maggiormente
nella manifestazione i semplici passanti sanlucidani.
Ciò che ora si spera è continuare a marciare in questa
direzione aumentando le conoscenze di noi tutti sulla criminalità
organizzata, vivacizzando un dibattito partecipato. L’appuntamento
(momentaneamente) resta per il prossimo anno.
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Fabrizio Di Buono
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