19/07/2009


“La lunga marcia della memoria”, nel ricordo di Giannino Losardo.


La lunga marcia della memoria è sbarcata anche a San Lucido. Organizzata in tutta Italia dalla Onlus “daSud”, viene celebrata nel piccolo paese del Tirreno cosentino grazie all’inventiva di tre autoctoni: Lara Perrotta, Lucio e Fabrizio Di Buono. La manifestazione consisteva nel sostituire in maniera simbolica il nome di una delle vie o piazze trasformandole in “strade o piazze dell’antimafia”; come fare ciò? È bastato dedicarle, solo per un giorno, ad una vittima della criminalità organizzata, alle ore 12 del 15 luglio.
La vittima scelta dai tre cittadini per San Lucido è stata Giovanni (detto Giannino) Losardo, ucciso dalla ‘ndrangheta il 21 giugno del 1980 in un agguato, mentre faceva ritorno a casa. La via in cui si è deciso di mantenere viva la memoria del politico cetrarese è stata Via Vittorio Emanuele III.
Ma come mai la scelta è ricaduta sul nome di Giannino Losardo? I tre organizzatori locali confidano all’unisono: “La sua lotta alla mafia e la sua uccisione sono fatti che ci riguardano in prima persona vista la vicinanza tra Cetraro e San Lucido”. Infatti Losardo fu assessore e sindaco di Cetraro, e segretario giudiziario della procura di Paola. Comunista verace e persona di spiccato intelletto sfidava giorno per giorno la criminalità organizzata locale, denunciando in qualsiasi sede ogni sorta di malgoverno e collusione tra il potere locale e i gruppi delinquenziali. I pentiti raccontarono: “Dava fastidio. Non aveva paura di nessuno e non si piegava davanti a niente”.
Come ogni (in)degno delitto di mafia anche questo restò impunito: la Corte d’Assise di Bari assolse il ritenuto mandante dell’omicidio Francesco Muto (conosciuto nella zona anche come “Il re del pesce”) e gli esecutori materiali Francesco Roveto, Antonio Pignataro, Franco Ruggiero e Leopoldo Pagano.
Questa sentenza non ha fatto altro che rafforzare l’eterno distacco tra Stato e popolo che esiste nel nostro sud. L’incessante memoria e la continuazione di ciò che uomini come Giannino Losardo iniziarono è un nostro dovere imprescindibile al fine di poter indebolire, e un giorno (si spera non molto lontano) battere, il fenomeno della criminalità organizzata che affligge e deturpa la bellezza delle nostre terre. Per fare ciò non bisogna essere eroi o avere poteri sovrannaturali, ma avere passione per la vita e una pingue fiducia nell’uomo, costruita giorno per giorno sulla conoscenza della propria condizione.
L’atto dei tre sanlucidani oltre a far aderire il proprio paese a “La lunga marcia della memoria”, la quale grazie a “daSud” avrà visibilità nazionale con un reportage pubblicato sul giornale La Repubblica, ha riportato in vita il dibattito sul connubio tra mafie e territorio; la criminalità organizzata infatti si radica nel nostro territorio come una ragnatela, passando per i vari settori che compongono le nostre realtà locali. La scomparsa di questo dibattito dalle parole dei comizi dei politicanti autoctoni da molto tempo, permette maggiore agilità all’azione della malavita organizzata, e allo stesso tempo aumenta il grado di omertà insito nella società.
Tale dibattito potrà essere ripreso proprio dagli articoli di giornale riguardanti Giannino Losardo affissi per Via Vittorio Emanuele III (o Via Giannino Losardo, in questa lunga marcia), che Lara, Lucio e Fabrizio hanno deciso di mostrare, permettendo una memoria più vivida e duratura e coinvolgendo maggiormente nella manifestazione i semplici passanti sanlucidani.
Ciò che ora si spera è continuare a marciare in questa direzione aumentando le conoscenze di noi tutti sulla criminalità organizzata, vivacizzando un dibattito partecipato. L’appuntamento (momentaneamente) resta per il prossimo anno.



 

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Fabrizio Di Buono

 





 

 

 

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