
10/10/08
...Intervista
ad un'ex tossicodipendente Sanlucidano...
Le
sorprese per l’anniversario del nostro sito continuano.Dopo
il regalo dell’artista Castellano ecco pronto in arrivo un
nuovo regalo da parte della giornalista Del Quotidiano Della Calabria
Alessandra Carbonelli:si tratta di un’intervista rilasciata
nel maggio 2007,assume grande valore perché il protagonista
e un ex tossicodipendente Sanlucidano.
…..Buona
Lettura….
Essere schiavo
della droga per tantissimo tempo per poi diventare responsabile
di una comunità per tossicodipendenti. Avere 42 anni e rendersi
conto di aver bruciato gli anni più belli della propria vita
facendo uso di sostanze stupefacenti. Essere cosciente di averne
trascorso più della metà non da uomo libero, ma dipendente
da una polverina bianca che ti uccide dentro, e che devasta tutto
ciò che ti circonda. Avere 42 anni e ricominciare a vivere.
Non è stato facile uscirne ma adesso Riccardo (il nome è
di pura fantasia) è pulito. L’esperienza in comunità
lo ha cambiato profondamente. Don Pierino Gelmini, nella Comunità
Incontro, gli ha insegnato ad apprezzare la vita per quella che
è: con le sue gioie ed i suoi dolori. Negli ultimi mesi è
stato eletto responsabile di diversi centri di recupero sparsi in
Italia, terminando poi il suo percorso comunitario a Perugia. Oggi
è tornato a San Lucido, la piccola cittadina che lo ha visto
nascere nel 1965. Riccardo del suo passato parla tranquillamente,
perché ora, dopo tanta sofferenza e tanto dolore, si sente
una persona speciale.
Quando e perché hai iniziato a fare uso di queste
sostanze?
Iniziai a drogarmi a 16 anni, nel mio paese. Non avevo stimoli.
Non ero soddisfatto della mia vita e la droga mi aiutava a superare
questi momenti di crisi, mi aiutava a non pensare. All’inizio
non riuscivo a capire a cosa sarei potuto andare incontro. Vivevo
in un mondo tutto mio e non capivo il valore della vita. Volevo
solo escludermi da quella società che non condividevo. Cominciai
con le droghe leggere e poi sono passato alle droghe più
pesanti. Iniziai così a fare uso di eroina e cocaina e da
allora è iniziato l’inferno. Un inferno che ha bruciato
le tappe più importanti della mia vita.
Quanto costava una dose e dove trovavi i soldi?
Si dice che il tossicodipendente inizi con una dose ma io non ricordo
che assumevo una dose giornaliera, perché una sola dose non
mi bastava mai. Sentivo la necessità di rifarmi più
volte al giorno. All’epoca una dose costava 50.000 lire. I
soldi all’inizio non sono stati un problema, poi però
lo diventarono, e per comprare la droga ho iniziato a spacciare,
a rubare. Ho iniziato a fare il nomade, spostandomi da una città
all’altra perché pensavo che nelle città sarebbe
stato più facile trovare le dosi di cui avevo bisogno.
Quando hai capito che avevi bisogno di aiuto?
Sono dovuti passare tanti anni. Sapevo che stavo male ma il mio
corpo aveva necessità di assumere queste sostanze. Non accettavo
l’aiuto degli altri. Non riuscivo a comprendere il loro atteggiamento
perché loro non riuscivano a capire il mio malessere, il
mio stato di crisi di astinenza. La mia famiglia e i miei amici
si rendevano conto che io avevo bisogno di aiuto ma ormai la droga
si era impadronita del mio corpo e della mia mente.
Quando sei entrato la prima volta in comunità?
Erano già tanti anni che mi drogavo. Sai, io all’inizio
pensavo che ne sarei uscito da solo, ero presuntuoso. Poi sono stato
messo alle strette dalla mia famiglia. Sono stato molte volte in
ospedale ed ho rischiato di morire. La prima volta che sono entrato
in comunità avevo ancora la mentalità da tossico,
ho affrontato la comunità per accontentare i miei pensando
che una volta uscito avrei potuto fare uso di droga una volta ogni
tanto. Ero convinto che dopo la comunità avrei potuto controllare
il mio corpo. Non è stato così. E ho avuto modo di
capire che le ricadute sono ancora più brutte.
E poi?
E’ successo qualcosa. Ho capito che forse potevo uscire da
questo tunnel. Tornare a drogarsi, dormire per strada, aver fatto
anche l’esperienza da barbone, lo stato fisico di mia madre…che
non stava bene. Sono tutte cose che mi hanno fatto riflettere. Ho
capito che mi stavo facendo del male e che lo stavo facendo alla
mia famiglia. La malattia di mia madre mi ha spinto a ritornare
in comunità. Mia madre però morì poco tempo
dopo ed io dovetti fare ancora una volta una scelta, forse la più
difficile della mia vita. Decisi di continuare con la comunità.
Ne uscii un anno dopo, convinto che sarebbe stata l’ultima
volta. Sapevo che non sarebbe stato facile ricominciare, ma affrontai
tutto con serenità. Ero soddisfatto di quello che avevo fatto,
dei risultati ottenuti. Poi è accaduta un’altra disgrazia.
Un’altra persona a me cara, mio fratello, è venuta
a mancare improvvisamente. Non ho avuto la forza di reagire e ho
avuto un’altra ricaduta. Una volta che mi sono finiti i soldi
ho iniziato a rubare, a fare rapine, e sono tornato in carcere.
Una volta dentro sono stato costretto a fare una scelta: sono ritornato
in comunità.
Da quanto tempo sei fuori?
Sono stato in comunità per 4 anni. Ho avuto belle soddisfazioni
in comunità perché, essendo una scuola di vita, durante
questo periodo ho iniziato realmente a lavorare sulla mia persona.
Oggi so quale può essere il bene e quale può essere
il male. Sta a me scegliere quale può essere la strada giusta
da seguire. Anche la vicinanza alla fede mi ha aiutato tantissimo
perché a volte si ha il bisogno di abbandonasi a qualcuno
più grande di noi. Forse è stato proprio questo ad
aiutarmi ad andare avanti: pregare ogni giorno il signore. Poi,
essere stato responsabile dei centri mi è servito a crescere,
perché non ero solo responsabile della mia vita, ma anche
di quella degli altri. Io dovevo essere da esempio. La vita in comunità
ti obbliga a seguire delle regole e tu devi essere quella persona
che deve riuscire a capire che tutte le mattine ti devi alzare perché
la tua giornata deve avere delle conclusioni, deve avere un programma.
In comunità si facevano 8 ore di lavoro, 8 ore di confronto
e 8 ore di sonno. Alla fine della settimana tiravi delle conclusioni
e questo ti aiutava. Certo non è stato sempre facile ma ho
iniziato ad apprezzare la vita, a valorizzare tutti quegli aspetti
che non ritenevo importanti.
Ora come ti senti?
Ora mi sento bene. Sono 4 anni che non tocco nessun tipo di droga.
Sto bene con me stesso e sto bene con gli altri. Prima ero una persona
che tendeva a distruggere, oggi invece sono una persona che tende
a costruire, a realizzare. Ho più fiducia in me stesso.
Come vedi il tuo futuro?
Semplice, tranquillo. Vado avanti giorno per giorno così
come la comunità mi ha insegnato. Oggi so che ciò
di cui una persona ha bisogno è quello che può stringere
nel palmo della sua mano. Una volta avevo tanto ed ero sempre insoddisfatto,
oggi invece anche le piccole cose mi rendono armonioso e gioioso.
Ho imparato che anche i momenti brutti fanno parte della vita e
che ogni momento è quello buono per reagire.
Un messaggio ai giovani
Non dimenticate quanto possa essere bello vivere una vita semplice.
Non dimenticate quanto possa essere forte l’amore di una mamma
verso i suoi figli. Non dimenticate che certe cose nella vita non
si devono avere per forza. Non usate la vita come uno strumento,
la vita è importante, è un dono del Signore e va valorizzata
per quella che è. Non dovete mai essere superficiali. Non
esistono droghe leggere e pesanti. Esiste la droga e basta. Non
drogatevi di queste sostanze ma drogatevi delle meraviglie della
vita, della natura, dell’amore.
Alessandra
Carbonelli
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